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Prodotti Aukey introvabili su Amazon: colpa delle recensioni false?

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A. Roberto Finocchiaro

Giro di vite su Amazon contro le aziende cinesi accusate di comprare recensioni false. Anche Aukey tra i marchi “pizzicati”?

I prodotti Aukey sono spariti su Amazon (Screenshot Aukey.com)

Amazon passa al contrattacco dopo lo scandalo della compravendita di recensioni. Animato dalla necessità di tutelare la trasparenza verso i suoi clienti, il gigante dell’e-commerce ha infatti deciso di far sparire dai propri scaffali virtuali molteplici prodotti riconducibili a svariate imprese di derivazione cinese. Un’opera di “pulizia” senza precedenti, quella approntata in queste ore dal sodalizio di Jeff Bezos, che ha finanche coinvolto alcuni nomi di spicco e apparentemente insospettabili: nel novero degli esclusi campeggia soprattutto Aukey, marchio attivo nel settore degli accessori (caricatori, cavi e batterie portatili, tanto per citare quelli più in voga) e apprezzato dai consumatori per il favorevole rapporto qualità-prezzo che ha finora contraddistinto tutti i dispositivi realizzati dall’azienda.

Allo stato attuale, non ci sono conferme ufficiali che avallino la stretta correlazione con lo spinoso accaduto, divenuto in poche ore “caldissimo” sul web. Il quotidiano americano The Verge ha provato ad interpellare Aukey, ma il marchio cinese si è finora barricato dentro a un fragoroso silenzio. Dal suo canto, Amazon ha preferito glissare sulla vicenda, anche solo per evitare confusione. Allo stato attuale, quella dell’azienda americana è infatti una mossa per lo più cautelativa, resa necessaria dall’avvio di alcune indagini interne volte a far chiarezza sull’argomento. Soltanto il tempo ci dirà se la sparizione dei prodotti Aukey su Amazon appaia più frutto del caso oppure logica conseguenza di una misura provocata dalla scoperta di recensioni false.

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L’artificioso giro di false recensioni su Amazon

L’indagine di SafetyDetectives conferma l’esistenza di un artificioso giro di recensioni false su Amazon (AdobeStock)

In ogni caso, la decisione adottata dal rinomato e-commerce pare comunque rispondere alle accuse lanciate dagli esperti di SafetyDetectives, che nei giorni scorsi hanno scoperto un pericoloso giro d’affari attorno alle recensioni dei prodotti venduti su Amazon. Sebbene la tematica sia tutt’altro che inusuale, a sorprendere è tuttavia la profonda e articolata organizzazione approntata da svariate aziende cinesi al fine di raggirare i consumatori. L’obiettivo è pressoché lapalissiano: aumentare il fatturato d’impresa, facendo leva sui falsi commenti positivi – ottenuti in contraccambio di un rimborso spese su PayPal – pubblicati dagli utenti nelle pagine d’acquisto di un determinato prodotto. Non sorprende, in questo senso, la decisione assunta in queste ore da Amazon: iniziative come queste hanno la conseguenza di far calare drasticamente la fiducia dei clienti, che spesso e volentieri parametrano i propri acquisti in base alle recensioni positive di altri consumatori.

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A confermare i sospetti è un database sprovvisto di password scovato da SafetyDective nelle scorse settimane: si tratta di un pacchetto di addirittura 7 gigabyte, denso di milioni di messaggi privati e traboccante di informazioni riconducibili ad oltre 230.000 persone, tra account PayPal, numeri WhatsApp e indirizzi email. L’ingegnoso meccanismo coinvolge tutte le piattaforme social, che vengono utilizzate da alcune aziende cinesi come cassa di risonanza per mettere in pratica la truffa: il venditore pubblica annunci aventi ad oggetto la possibilità di ricevere in omaggio un prodotto venduto su Amazon, con l’unica accortezza di lasciare una recensione a cinque stelle, peraltro comprensiva di fotografie; il rimborso delle spese di acquisto – comprensive delle spedizioni – viene effettuato invece tramite PayPal, aggirando così i sistemi che vengono utilizzati dagli e-commerce per evitare l’interscambio di favori tra l’azienda e l’utente.

Bisogna dire che la compravendita di recensioni costituisce in taluni paesi un vero e proprio reato a danno dei consumatori e pertanto perseguibile ex lege. Amazon potrebbe insomma intentare sostanziose cause contro i venditori di recensioni e aziende produttrici: se per le seconde si prospetta l’eliminazione dei prodotti dalla vendita, per i primi potrebbe invece configurarsi una multa.

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A. Roberto Finocchiaro

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