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Nel passato di Marte inondazioni di proporzioni enormi: uno studio svela la storia del Pianeta Rosso

Published by
Raffaele Pigneri

Catastrofi naturali di proporzioni inaspettate avrebbero conferito a Marte l’attuale “faccia” corrugata. Ecco cosa è successo all’alba dei tempi.

Marte (Adobe Stock)

Quello di Marte sarebbe un passato in cui l’acqua era non solo presente, ma assolutamente abbondante. E, quel che più conta qui, traboccante. Talmente tanta acqua da conferire al Pianeta Rosso l’aspetto che ha adesso attraverso una serie di catastrofi naturali e inondazioni. Lo sostiene uno studio degli scienziati dell’Università di Austin, in Texas, che hanno pubblicato i loro ritrovamenti sulla prestigiosa rivista accademica Nature.

Stando al paper, la superficie di Marte sarebbe stata modellata da gigantesche inondazioni, dovute alla presenza di inaspettate quantità d’acqua all’interno dei suoi crateri, che dunque avrebbero ospitato laghi letteralmente strabordanti. Alimentata dall’energia potenziale, la stessa per intenderci che creiamo artificialmente quando costruiamo una diga, l’acqua fuoriuscita sarebbe stata in grado di creare alluvioni durate per settimane, “dando forma a profonde voragini” e vallate, “spostando grandi quantità di sedimento” sufficienti a “riempire completamente il Lago Superiore e il Lago Ontario”.

Laghi che potremmo considerare “Piccoli mari”

(Nature.com)

Gli scienziati che hanno firmato l’articolo si sono avvalsi delle immagini scattate dai satelliti in orbita intorno a Marte, per avere una prospettiva il più possibile generalizzata. D’altro canto, però, il team ha osservato i crateri anche singolarmente. Agli albori della vita di Marte, i 262 bacini esaminati avrebbero ospitato quelli che sulla Terra potrebbero essere dei “piccoli mari”. Troppa acqua, che infatti ha violato gli argini, riversandosi sulla superficie circostante e scavando tutto intorno delle valli fluviali.

A spiegare la portata dei ritrovamenti è il primo firmatario del paper, il professor Tim Goudge, assistente presso il dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università Texana: “Se pensiamo alle proporzioni dei sedimenti spostati sulla superficie dell’antico Marte, ne concludiamo che le inondazioni scaturite dai laghi hanno rappresentato un importante processo a livello planetario“. Un risultato sorprendente, visto che lo studio era inevitabilmente focalizzato su “anomalie verificatesi una tantum e in un lungo lasso di tempo”.

Una faccia profondamente segnata dalle catastrofi naturali

Marte (Adobe Stock)

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La ricerca ha anche aggiornato la classificazione delle valli marziane. Una prima classe si sarebbe formata lentamente e in maniera graduale, mentre tutte quelle causate dalle inondazioni sarebbero nate in tempi ridottissimi. Il confronto delle dimensioni e della forma fra le due categorie parla chiaro in termini di forze della natura in gioco: la formazione delle valli alluvionali ha richiesto lo spostamento del 24% del sedimento necessario a una valle fluviale non alluvionale, ma concentrato solo nel 3% della lunghezza media di una di queste.

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Un impatto clamoroso, quindi, che si sarebbe riverberato sul resto del paesaggio. Secondo quella che per ora resta un’ipotesi da approfondire, le valli alluvionali sarebbero così profonde da aver “influenzato la formazione di altre valli fluviali nelle vicinanze”. Un po’ come una prua che solca l’acqua, increspandone la superficie per decine e decine di metri. Se dimostrata, sarebbe una spiegazione alternativa all’aspetto rugoso e irregolare del quarto pianeta del Sistema Solare, tradizionalmente attribuito alle condizioni meteorologiche.

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Raffaele Pigneri

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