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App e Videogiochi

YouPol, come funziona realmente l’app della Polizia di Stato

Published by
Antonino Gallo

In un mondo di app, ce ne sono anche di quelli ufficiali, che fanno rima con istituzionali. Ma vanno lette, capite e usata nella maniera più performante possibili, senza fraintendimenti. Come YouPol, l’applicazione della Polizia di Stato.

YouPol (interno.gov.it)

Nata con un post esplicativo postato su YouTube in pieno lockdown, nel 2020, YouPol è l’applicazione realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, allargata anche ai reati di violenza domestica.

L’estensione dell’applicazione a questo tipo di reati è un ulteriore passo in avanti – specifica il corpo di polizia ad ordinamento civile – per contenere alcuni fenomeni che negli ultimi periodi che, in questo periodo di emergenza per il Coronavirus potrebbero avere un incremento”.

Un servizio molto utile, ma non vincolante

Youtube (Adobe Stock)

In effetti è proprio così. Anche dopo il lockdown, a quasi due anni di distanza, violenza domestica, spaccio e bullismo, ahinoi, sono ancora all’ordine del giorno. YouPol è un servizio utile, su questo non ci sono dubbi. A patto che, usandola, si sappia a cosa serve.

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Youpol è un’applicazione per smartphone utile per la segnalazione dei reati. Il che significa che si deve immaginare come far scattare un campanello di allarme. Ciò implica che la segnalazione inviata alla polizia tramite applicazione, non può sostituire una denuncia o una querela, per queste cose bisogna presentarsi alle autorità competenti e spiegare i fatti. De visu.

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L’applicazione della Polizia, invece, serve solamente ad avvisare le autorità che è accaduto un fatto legato allo spaccio di droga, al bullismo o alle violenze domestiche. Una sorta di esposto, questo sì, ma non vincolante a intervenire né a procedere con l’iscrizione all’interno del registro delle notizie di reato.

Questo significa – si legge sull’autorevole La Legge per Tuttiche, se la polizia interviene dopo una segnalazione mediante Youpol, ma il reato è perseguibile solamente su querela di parte, la vittima dovrà sporgere personalmente detta querela per consentire all’autorità giudiziaria di intraprendere un procedimento penale”.

L’applicazione, che si può scaricare sia su iOS sia su Android, dà la possibilità di trasmettere in tempo reale una segnalazione, tramite messaggi e immagini, screen e video, agli operatori della Polizia di Stato. Le segnalazioni sono automaticamente georeferenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo dove sono avvenuti i fatti. È inoltre possibile dall’app chiamare direttamente il NUE e dove non è ancora attivo risponderà la sala operativa 113 della questura.

Tutte le segnalazioni vengono ricevute dalla sala operativa della questura competente per territorio. Nel rispetto della privacy, è possibile fare segnalazioni anonime, denunciare un fatto ma non una persona.

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Antonino Gallo

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